''Sarajevo ti entra nel cuore. Viaggio in bicicletta in Bosnia Erzegovina"

Post di Redazione del 30 novembre 2011 in NEWS
Sarajevo ti entra nel cuore
Sarajevo ti entra nel cuore

Italia-Sarajevo, un viaggio a pedali lungo quasi mille chilometri attraverso una terra di straordinaria bellezza e la storia, complessa, di tanti popoli che qui vivono da secoli e che oggi si sono scoperti “altri” tra loro.
Un viaggio in solitaria sulle orme di Alex Langer, amico dell’autore, per sognare l’impossibile.

Fabio Masotti, Sarajevo ti entra nel cuore. Viaggio in Bosnia-Erzegovina in bicicletta. Edizioni Ediciclo Isbn: 978-88-6549-036-5. Euro 13,00.

La Bosnia-Erzegovina è una terra dagli accesi contrasti, capace di emozionare e sorprendere, ricca di una storia che emerge con forza nella diversità delle sue città. Per capirla al meglio, Fabio Masotti, amico di Alex
Langer, che tanto si adoperò per la pace in ex Jugoslavia, decide di attraversarla in bicicletta, unico mezzo che consente, grazie alla lentezza e all’assenza di barriere, di incontrare le persone e leggere il paesaggio.
Parte da Ancona con la nave e arriva a Spalato, dove monta in sella per percorrere 1000 chilometri oltre i ponti e le divisioni, a contatto con le speranze e le paure, per capire ciò che resta di un Paese dopo quella
guerra che l’Occidente ha vissuto da spettatore in tv, a colori, luccicante di morte e di follia. 1000 chilometri attraverso le bellezze di un territorio maestoso, ricco di montagne, colline e vallate, fiumi e città, da Spalato a Sarajevo, da Mostar a Dubrovnik, per sognare l’impossibile.

 

«Visitare Sarajevo è come innamorarsi, è un colpo di fulmine, un amore languido e focoso insieme. Passeggiare per Sarajevo ti prende il cuore, perché forse come in nessun’altra città d’Europa puoi capire meglio il passato, il presente e anche il futuro di questo nostro travagliato e straordinario continente e perché qui, più che altrove, si respirano insieme diversità, contraddizioni, somiglianze.

La città ti scivola dentro quasi dal primo impatto coi suoi grigi quartieri periferici e poi, come una bella donna, ti fa invaghire di lei con quel suo continuo alternarsi di architetture – ottomana, austro-ungarica, slava – ognuna delle quali con i suoi palazzi, le sue piazze e i suoi luoghi di culto ti fa il racconto di un preciso periodo storico. Sarajevo non è come tante altre città cresciute quasi per caso o per un motivo specico, come ad esempio tanti centri inglesi dell’Ottocento moltiplicatisi intorno alle loro
miniere di carbone; qui la storia si è come aggrovigliata su se stessa, parlando per secoli lingue, verità e narrazioni sempre diverse.

Te ne innamori, di Sarajevo, perché è una città spossata, sbrata, stanca, che però ha resistito quando era più semplice arrendersi, che non è capitolata quando non c’era nemmeno da sognare un domani; e oggi la senti pulsante di energia, percepisci che vuole esistere, mostrare il suo volto più dinamico, seppure vivi rimangano i contrasti tra passato e futuro, tra costruito e demolito.

Molte delle sue case sono oggi come tavole imbandite per una festa, ricche nei loro colori ritrovati e nelle loro strutture di nuovo in piedi; altre, e non poche, portano ancora i segni delle ferite inferte dalla guerra etnica e così i balconi risultano ancora sbocconcellati, le facciate punteggiate di fori, le imbiancature da rifare. Ma il tutto risulta un melting pot che non crea anno o disturbo.

 

Sarajevo ti rimane nel cuore per la luce struggente delle sue sere infuocate di tramonto, per le sue notti divise tra magia e realtà, per i suoi ponti, uno dietro l’altro, a intervalli regolari, come tante vertebre di una spina dorsale che si chiama centro città.

E questa città di intensi amori e forti rancori ti scivola dentro, ti parla con l’immediatezza della verità. Così, salutarla è una stilettata che sa di addio, anche perché hai capito che qui la vita corre incerta e non sai se un giorno la città la ritroverai come quella che hai conosciuto o qualcosa d’altro. Lasciarla è una stretta al cuore, ma il viaggio continua e si deve».

Fabio Masotti, nato e vissuto a Siena, ha insegnato per anni Italiano e Storia negli istituti della sua città; attualmente è direttore dell’Istituto Storico Senese della Resistenza e dell’Età Contemporanea. Appassionato di cicloturismo, ha viaggiato in bicicletta in Asia e in Europa mosso dal desiderio di conoscere nuove terre e di capire altri popoli. È impegnato nella FIAB (Federazione Italiana Amici della Bicicletta) per la promozione della bicicletta quale mezzo di spostamento ecologico, economico e salutare; Bimbimbici, la manifestazione nazionale della FIAB riservata ai bambini per una città più ciclabile e sicura, è una sua idea. Ha scritto guide cicloturistiche sulla Toscana, in particolare sul Chianti e le Crete Senesi.

Fonte: viaggiareibalcani.it

 

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