Fascia cardio o lettore ottico? Questo è il dilemma!

Post di Redazione del 15 giugno 2017 in NEWS

Ogni runner lo sa: conoscere la propria frequenza cardiaca è indispensabile per ottimizzare gare e allenamenti, per impostare il carico e per verificare l’efficacia della preparazione. Quello che molti ancora si chiedono però è quale sia il metodo migliore per misurarla: fascia cardio o sensore ottico al polso?

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La risposta è: entrambi.
Sia la fascia cardio che il sensore ottico sono validi strumenti di rilevazione e che ciascuno presenta dei pro e dei contro.

Vediamoli nel dettaglio.

La fascia HRM, da indossare all’altezza dello sterno, funziona reagendo agli impulsi elettrici del cuore come in un elettrocardiogramma, calcolando i battiti al minuto e inviando all’orologio un segnale radio ANT+ di cui Garmin è proprietaria.

Ancora oggi è uno strumento molto valido e, anzi, recentemente è stato molto migliorato dal punto di vista della precisione e del comfort per chi lo indossa. Soprattutto permette di rilevare dati aggiuntivi sulle dinamiche di corsa, come il tempo di contatto con il suolo, l’oscillazione verticale, la cadenza e la lunghezza del passo, solo per citarne alcuni.

Di contro, alcuni modelli, i più basici ed economici, possono risultare scomodi o fastidiosi e, soprattutto, se la fascia si sposta la misurazione ne può risentire.

Il sensore ottico si trova invece nella cassa dei modelli più avanzati di orologi e GPS. Come fa a rilevare il battito cardiaco? Analizzando il volume del sangue che passa nelle vene che varia a ogni pulsazione.

In condizioni d’uso normale ha una qualità della misurazione comparabile a quella della fascia, ma presenta alcuni limiti. Trattandosi di un sensore ottico, infatti, la misurazione infatti può essere alterata dall’eccessiva presenza di peli sulle braccia, oppure di tatuaggi, dalla colorazione dell’epidermide, da vene poco esposte, dall’ampiezza del polso. Per una misurazione precisa è inoltre importante che il cinturino dell’orologio sia ben stretto attorno al polso.
Al netto di questi accorgimenti, la lettura ottica è una tecnologia perfetta, soprattutto per chi inizia a correre, non è interessato ai dati sulle dinamiche di corsa e vuole un GPS-cardio da polso come unica soluzione per misurare la sua prestazione.
Si tratta in effetti di uno strumento molto comodo, poco invasivo ed estremamente semplice da usare.

Quale scegliere, dunque?

Dipende da quello che state cercando.
Il sensore ottico è perfetto per chi inizia mentre la fascia cardio è più indicata per i runner più evoluti.
Per entrare più nello specifico, il sensore al polso va benissimo nel caso in cui vogliate monitorare la frequenza cardiaca durante attività a ritmo mediamente costante, senza picchi cardio.

In caso di interval training, allenamenti specifici come il test di Conconi e, in generale, di attività che prevedono variazioni importanti di cardiofrequenza, vi consigliamo la fascia cardio che, per questo tipo di misurazioni, è ad oggi insostituibile.

Insomma, il sensore ottico può essere una valida alternativa ma la fascia cardio non è certo destinata alla pensione.

La buona notizia è che con Garmin potete averli entrambi.